La Privacy del Cibo, ovvero la tutela della riservatezza dell’Alimento

La guerra dei mondi, il romanzo di Bia

Apre l’involucro in carbonio: lasagne alla bolognese.

Inserisce il case nel forno ad ultrasuoni facendo stavolta molta più attenzione a far combaciare il chip con il lettore.

La settimana precedente, pregustandosi già i tortelli d’erbetta, ma essendo stato maldestro nell’operazione di allineamento, ha ottenuto il risultato di un’impanatura fritta invece del classico condimento burro e formaggio.

Di solito è molto scrupoloso e visiona sempre il Tutorial del case prima di procedere alla cottura; firma anche la liberatoria della tutela della Privacy dell’Alimento per poter conoscere gli ingredienti.

Nonostante la sua giovane età, si dimostra comunque poco incline e diffidente verso le nuove tecnologie.

Per analogia, la sua ritrosia al progresso potrebbe somigliare al passo dei Malavoglia in cui Padron Cipolla se la prende con i pali del telegrafo appena installati, vedendo in loro la causa della mancanza di pioggia e quindi della siccità.

In particolare, non si è ancora abituato a questo recente sistema di cottura: probabilmente nelle sue vene scorre sangue da chef ereditato dal nonno paterno, in passato noto ristoratore locale.

Ha infatti in comune con lui la stessa passione, curiosità ed amore verso il cibo di una volta; la stessa sensibilità nell’accorgersi delle suggestioni e dei cromatismi aromatici che può sprigionare una pietanza ben fatta: l’alchimia dei sapori insomma.

Si trovano spesso a parlare di cucina, perché il nipote ha una venerazione per il nonno; starebbe ore ad ascoltarlo nei racconti di un mondo che non c’è più.

Il nonno gli racconta di quando ancora esistevano i ristoranti tradizionali con una cucina e una sala e lui si diverte ad ascoltare le sue vicissitudini, tra situazioni surreali e momenti entusiasmanti.

Il nonno era stato uno chef eccentrico, al di sopra delle righe, una rockstar dei fornelli: capelli lunghi, ma sempre raccolti e racchiusi dal classico ma colorato copricapo da chef, tatuaggi disseminati per il corpo e uno stile di vita non proprio morigerato.

In cucina era un anarchico, rifuggiva spesso i dettami classici; detestava infatti Escoffier, in primis per la sua nazionalità francese, così come gli Chefstars che imperversavano in ogni dove in quel periodo.

Ma in questo suo destreggiarsi agile sulle preparazioni culinarie, aveva un particolare tocco che rendeva comunque la pietanza unica e sublime.

Lui amava poter pensare che l’incontro dei vari ingredienti e sapori non fosse solo un caso voluto ma fosse dettato anche dalla sincronicità.

Ovvero, credeva che gli ingredienti fossero in qualche modo collegati tra di loro in modo acausale e che esistessero profonde esperienze emotive ed aspetti simbolici capaci di influenzare l’esecuzione del piatto.

Se fosse stato uno psicoterapeuta sarebbe stato sicuramente uno Junghiano.

1 come lui dunque, trova particolarmente avvilente accettare che nel 2053 ci si debba nutrire con cases gastronomici chippati nei vari allestimenti economy, premium e gourmet, come diretta conseguenza della crisi energetica del 2039 che cambiò drasticamente la ristorazione sia business che home.

Il gas infatti da quel momento è stato soppiantato definitivamente dall’energia elettrica ma la fornitura di questa, drasticamente ridimensionata, ha fatto sì che tutti gli elettrodomestici di maggior consumo fossero dichiarati fuorilegge, favorendo così la nascita del nuovo filone “ultrasuoni smart”, molto più parchi nei consumi ed altamente tecnologici.

Ora per nutrirsi, si può solo acquistare nei vari stores i relativi cases intelligenti in base ai propri gusti e cuocerseli a casa, senza altra possibilità.

I pochi invece che si possono economicamente permettere di assaporare gusti alternativi ed esclusivi (e probabilmente con intenzioni snob nel distinguersi dal “volgo”), possono recarsi in quelle lussuose strutture che un tempo potevano definirsi ristoranti, fare la propria scelta dal Pad4D, evoluzione del menù cartaceo, e vedersi recapitare la pietanza dal forno al proprio tavolo, fluttuante in un’orbita perfetta e sicura, per potersela finalmente degustare, in totale assenza di chef e camerieri.

Ma oggi, sabato 3 maggio 2053, il nostro giovane gourmet è particolarmente felice: va a casa del nonno che gli ha promesso a pranzo i Bucatini alla Amatriciana.

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