Una inedita questione democratica: il furto d’identità

Furto di identià

Nell’era della rete l’identità, formata da un reticolo brulicante di informazioni, come un volto che trova il suo doppio in uno specchio, si riflette nel meccanismo semiotico della rete e così la singola identità è per certi aspetti isomorfa al mondo contestuale.

Ciascuna identità in rete, è composta da milioni di dati, dati importanti, come ad esempio quelli personali che riguardano anagrafica e milioni di altri dati “pettegoli” che completano il profilo di un individuo.

Tutte le volte che si accede alla rete, si cedono parti di noi stessi.

In rete le nostre identità sono risucchiate e formano altrettanti individui invisibili…Questo livello può assumere qualsiasi aspetto nello spazio tempo della rete.

Tutti questi embrioni/dati sono chiusi dentro ad una fredda luce, per essere rilasciati in lunghe infinite matrici…informatiche.

Le pance di una moltitudine di microprocessori servono creano un punto di interferenza.

Il vero, reale, punto di vista, è che la questione in gioco sia soprattutto la salvaguardia dei dati.

Non c’entra nemmeno il corpo umano, perché non è messa in discussione la sua integrità, la sua organicità.

Fa paura, L’uomo invisibile … fa paura, soprattutto, perché nel momento in cui non possiamo e non sappiamo vedere e dunque sapere, siamo costretti, fragilissimi, a delegare, a un eccesso di credenza (la rete) che supera l’idea di privato.

Il trend crescente che vede l’interconnessione di tutti gli elementi del mondo che ci circonda, e che comprende anche la costante connessione delle persone, porterà in breve alla totale interconnessione del pianeta.

Tutti saranno connessi con tutti, tutto sarà connesso con tutto.

Stiamo vivendo il cambiamento così velocemente che a stento riusciamo a stargli dietro, a comprenderlo, a dargli dei nomi.

Il rapido sviluppo tecnologico che ha attraversato il pianeta negli ultimi vent’anni ha generato trasformazioni enormi nelle relazioni di ogni genere, personali, commerciali ed economiche, politiche e sociali.

Gran parte della popolazione mondiale è costantemente connessa alla rete attraverso dispositivi fissi e mobili, attraverso gli schermi dei quali vede e conosce il mondo.

Questi dispositivi sostituiscono quasi completamente ogni altro mezzo che in passato è stato utilizzato per comunicare.

Da più di un secolo cavi sotterranei e sottomarini collegano i grandi hub del pianeta che storicamente hanno ricoperto importanti ruoli nel commercio e nella diplomazia, oggi questi cavi integrano la loro potenza comunicativa con altre infrastrutture presenti nell’etere e nello spazio extra-atmosferico.

Queste infrastrutture, unite ad ogni forma di comunicazione che utilizza lo spettro elettromagnetico, ai dispositivi che utilizziamo per connetterci e alle informazioni che scambiamo costituiscono insieme lo spazio cibernetico.

Per quanto tempo ancora Internet sarà il regno della libertà?

Quanto resisteranno gli spazi di Privacy e di anonimato ancora disponibili per i navigatori online?

Molti siti Internet che cercano di campare con la vendita di spazi pubblicitari, si sono accorti che l’anonimato degli utenti è una iattura.

Agli inserzionisti serve moltissimo sapere dove vivono i visitatori di un sito (possibilmente anche quanto guadagnano, se sono sposati con figli, che hobby hanno e che numero di scarpe portano).

Di qui l’interesse commerciale per quel tipo di software che consente di localizzare il visitatore.

Inoltre, molti Internet service provider fanno soldi vendendo informazioni sui propri clienti, informazioni di cui sono ghiotte le aziende che fanno marketing via e-mail.

Non c’è nulla di nuovo sotto il sole: da anni la carta di credito vende notizie a operatori commerciali.

Internet non fa che adeguarsi, piano piano, a un mondo dove la Privacy è da tempo in vendita al miglior offerente.

La gestione dei dati personali —> leggi l’intera intervista

Il fatto che si moltiplichino le leggi per tutelarla è la miglior prova che la Privacy sia minacciata.

Le grandi aziende arraffano brevetti e copyright in gran quantità (come accade nel mondo reale), nascono i nuovi monopoli: i cosiddetti guardiani del cancello che impongono un pedaggio esoso a chi vuol entrare nel cyberspazio.

Non vi sono dubbi tuttavia che il cyberspazio, comunque lo si voglia intendere, sia oramai divenuto un elemento cruciale per il funzionamento e la stessa sopravvivenza della nostra società: dai sistemi di elaborazione e trasmissione delle informazioni dipendono infatti tutti i servizi essenziali per la vita quotidiana dei cittadini e delle imprese, per lo sviluppo ed il sostegno dei sistemi economici e finanziari, per il funzionamento della cosa pubblica e addirittura per l’esercizio stesso della democrazia.

Sono dunque naturali e fondate le preoccupazioni riguardanti i possibili impatti che eventuali interruzioni e malfunzionamenti all’interno del dominio cibernetico potrebbero avere sulla società.

I problemi dell’ Informazione e del consenso, del controllo sulle utilizzazioni dei dati raccolti, diventano particolarmente rilevanti quando si entra nella dimensione della rete.

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Siamo di fronte a tecnologie che richiedono analisi attente sia delle modalità di utilizzazione, sia dell’ affidabilità.

Né si possono ignorare i problemi legati al “furto d’identità“, particolarmente sentiti negli Stati Uniti, ma tutt’altro che ignoti in Europa.

Ora, se questo tipo di furto si concreta, come nella maggior parte dei casi, nell’utilizzazione abusiva di una carta di credito o di uno dei tanti codici d’identificazione personale, le conseguenze possono essere assai sgradevoli; diventano un’inedita questione democratica.

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